6月15日
Tunnel spagnoli
"Che poi, a volercisi soffermare, crescere è una cosa strana.
Quando sei ragazzetto vivi di fronte a un'enormità di tunnel, di cui vedi solo l'imbocco. Hai l'imbarazzo della scelta: puoi permetterti di immaginare con facilità che da grande farai il pompiere, troverai la felicità e sarai sposato con una splendida ragazza mora il cui nome inizia con la lettera M, salvo, un momento dopo, figurarti con un ampio cappello sulla fronte e un sigaro in bocca, impegnato ad allontanare col calcio della tua pistola i mosquitos che ti ronzano nelle orecchie mentre cerchi di riposare, pigramente disteso sopra alla tua amaca di cotone bianco, proprio al centro del giardino della tua maestosa tenuta in Nicaragua.
Poi, accade che cresci, e le strade che percorri ti portano ad essere solo una delle tante persone che saresti potuto essere. Guardi indietro e rivedi scelte cruciali prese con una leggerezza sconvolgente, vedi quei periodi in cui ti sentivi consumare dentro dall'odio e dalla rabbia. Vedi i tuoi successi, le tue sconfitte. Vedi quell'insieme di casualità e qualità che ti hanno portato ad essere quello che sei oggi, ad essere il miglior te stesso possibile, o almeno, il miglior te stesso che ti è riuscito di plasmare.
A volte ripenso a quando, qualche anno fa, avevo deciso che questo stile di vita non faceva per me. A quando avevo deciso di lasciare tutto per andare in Spagna. Il progetto era semplice: vado in Spagna, a vendere panini. Chissà perché proprio la Spagna, e proprio i panini. La Spagna mi piace, mi fa pensare a qualcosa di caldo, luminoso, intenso, passionale e colorato. Anche i panini mi piacciono, ovviamente. Poi, un segno del destino mi fece cambiare idea. Ora, non ho mai creduto ai segni del destino, ma quando sono macroscopici, ecchecazzo, bisogna saperli ascoltare."
L'intervento del Brenz (che vi consiglio vivamente di andare a leggere sul suo blog, basta cliccare sul titolo dell'intervento "Tunnel spagnoli") poi qui continua con una visione e annessa conclusione piuttosto conciliante circa l'accettazione attiva e partecipata del Francesco attuale, guardando solo con una nostalgia sopportabile al Francesco spagnolo, il paninaro.
Io sono un po' più catastrofista e non penso che il nostro io attuale sia il migliore dei vari possibili noi che ci è riuscito di palsmare.
Credo che, se come dice Liga, qualcuno avesse il libretto di istruzioni, ci riuscirebbe di plasmare un io di gran lunga migliore o quantomeno di perfezionare quello che noi nel nostro piccolo riusciramo a plasmare. Penso anche che il nostro subconscio, attivando una sorta di meccanismo di autoconservazione, ci porti, nella maggior parte dei casi, a cercare di convincerci che comunque le cose dovevano andare come sono andate, che le scelte, tutto sommato, sono state giuste (la legittimazione delle nostre scelte sbagliate, in virtù delle motivazioni del momento, allora giuste, è un chiaro artificio formale) e che abbiamo costruito la migliore delle strade possibili, la migliore che potevamo delineare, con i mezzi che avevamo a disposizione.
DEVE essere così, perché altrimenti significherebbe aver perso moltissime opportunità, aver fatto scelte sbagliate, aver minimizzato i risultati...e così scivolano via, tutti gli altri io che avremmo potuto essere, e che non saremo mai.
Sembrerebbe un vicolo buio e senza uscita.
Forse il punto sta nella vecchia retorica del non dirsi mai arrivati, del non accettare mai quell'io che le casualità, le scelte fatte e le strade intraprese sembrano dare ormai per scontato.
Il punto sta nel mettere sempre in discussione ogni passo, ogni parola, o ogni gesto, nel non cedere all'abitudine e alle previsioni sociali, nell'aprirsi ad ogni scossone che possa intaccare la nostra vita apparentemente perfetta.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che
essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
P.Neruda -Lentamente mnuore-