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4月24日

Nascondi le macerie

 

Potremmo chiederci a cosa ci è servito, tutto questo; rispondere <<Niente>>, magari all'unisono, e una volta tanto essere d'accordo. Sorridere di un'ironia trovata nello stesso momento e nello stesso posto. E approfittare per andarcene senza veleno, tu di là, io di qua. Scegliere il falso, come si fa di solito per andare avanti, perché niente è azzerabile e sui conti bisogna pur mentire. Ma sappiamo tutti e due non dovevamo servire a niente. Non è per mettere qualcosa da parte che l'abbiamo fatto. Abbiamo sperperato, com'era giusto che fosse. E' per sperpero che si sta insieme (per investimento che ci si lascia).

Ma se pure, dimmi, se pure avessimo messo da parte qualcosa, che oggi se ne andasse in giro con una faccia e un corpo somiglianti più a te che a me (così sarebbe stato, lo so: i bei cromosomi prevalgono, almeno i tuoi sui miei), è così che vorresti pensare a lui? E' così che ti piacerebbe lavarlo, vestirlo, portarlo ai giardini con quell'altro che non vorrà sentir pronunciare il mio nome e in cambio del tuo silenzio vi prometterà il meglio di cui è capace e gli vorrà bene più di me se fosse mio, ti dirà che non gli importa purché tu rispetti il vostro patto, la mia cancellazione da costruire nel tempo, io dissanguato nei giorni, solo questa la sua missione, il suo ritardo irrimediabile, è venuto dopo, tutto qui, e sarà disposto a dare la vita per scontare questa colpa che non si perdona (dov'era lui quando eri nelle mie braccia, perché non ti ha impedito quello sbaglio, e tu, come hai potuto?), e litigherà coi suoi, creditori imbiancati e mai abbastanza delusi, che lo accuseranno di essere andato al mercato dell'usato per scegliere (una vita di stenti per farlo studiare, renderlo il buon partito che è oggi e guarda là come ha trattato i loro sacrifici) e sopporterà l'umiliazione di non vederli mai prenderlo in braccio soddisfatti come se fosse suo (anche se è quella la frase che lui ti ha detto), e tutto per causa mia, il mio passaggio nella tua vita che lo tiene infelice nonostante l'ordine apparente che ha stabilito intorno a sé; e tu lo sai com'è che si comporta quando senza che niente sia successo diventa sgarbato e insofferente, e tu sei stanca di questa storia, non hai sempre voglia di sorvolare (sei fatta così, tu), il rancore glielo leggi negli occhi quando non ti guarda, e allora sei tu a guardare lui, per rinfacciargli la promessa e lo sfidi, tiri fuori il contratto, gli mostri le rate pagate e lo mandi sul balcone a macerare il rimorso, che se la prenda con se stesso se ti ha voluta.

Probabilmente è così che penseresti a quel sopravvissuto che ora fa torri di plastica sul tappeto del tuo bel soggiorno, un bene scampato alla rapina, dimenticato dal ladro in fuga, generosamente risparmiato oppure lasciato con l'intenzione subdola della traccia. E potresti raccontarti che non tutto è andato perduto. Che non ti eri completamente sbagliata. Che non sei stata derubata fino in fondo.

Poi lui rientrerebbe per chiederti scusa, attraversando silenziosamente la vostra casa per arrivare da te (tu saresti sul letto, seduta, a strofinarti le dita guardando nel grigio del palazzo di fronte come se più nulla t'importasse, come se stessi per andar via senza neanche fare le valigie, e che meravigliosa liberazione sarebbe, per una volta, andarsene senza portarsi via niente, esporsi al freddo e al caso a mani vuote); ti sussurrerebbe all'orecchio che gli dispiace (il sussulto del materasso registrerebbe la sua vicinanza) e tu gli mentiresti dicendo che lo sai perché sta così, ma non ne ha motivo. Lui ti accarezzerebbe i capelli e ti tirerebbe a sé e ti vorrebbe, sarebbe quello il momento in cui sentirebbe maggiormente la mia presenza tra di voi e solo per questo tu lo lasceresti continuare e penseresti un po' a me nel sopportare il suo desiderio disperato di recupero e te la prenderesti con il tuo corpo, penseresti che non ne puoi più dei suoi affittuari, che non ne puoi più di rispondere dell'uso che ne hai fatto, che non nei puoi più del piacere, che non sai più nemmeno se lo provi ancora, che troppe cose lo precedono e lo ipotecano, che non vedi l'ora di diventare vecchia e finalmente trascurata dal desiderio degli uomini che dicevano di amarti mentre nascondevano i ferri.

Ti difenderesti così, ti salveresti così. Con questa pace miserabile. La pace in cui niente di quello che hai intorno ti piace veramente, ma almeno niente ti fa male. Dove sta scritto, in fondo, che bisogna vivere? Te la caverai come me, ci arrangeremo così, riducendo tutti i giorni a uno solo. Sempre uguale, ogni giorno. Senza aspettarci nulla da nessuno, senza dovere nulla a nessuno. Lasceremo che la vita si consumi da sola. Smetteremo di spenderla. Le impediremo di uscire per portarci guai a casa, come bravi genitori di una volta. La prigione può essere un sollievo, cosa credi.

Ma non basterà. Non si accontenteranno delle prescrizioni e dell'ora d'aria. Vorranno sapere di più. Prendersi ogni giorno, passato compreso. Arrivare in ogni angolo. Ristrutturare ogni posto in cui sei stata con me. Questo, almeno, non lasciarglielo fare. Tieniti le tue macerie. Tieniti il rimorso dello spreco, almeno quello. Che si prendano il resto. Che non sappiano.

O non farai nulla di tutto questo. Non avrai figli, né una casa veramente tua, né un marito che non ti perdona di essere stata un'altra, prima che t'incontrasse. Ti consegnerai al futuro semplice, che dispensa qualcosa per tutti. Timbrerai il cartellino, prenderai gli uomini che ti capiteranno (con qualcuno ti sembrerà che c'era mancato davvero poco per mettere insieme qualcosa d'importante), penserai che la felicità non vale la pena che costa. Smetterai di cercarla nei posti sbagliati. L'aspetterai facendo la distratta, mentre il tempo si prenderà il corpo un anno dopo l'altro.

Oppure ti volterai dalla parte giusta, ricorderai com'eri, che cos'hai perso e non vuoi più fingere che non ti manca. Ti alzerai in piedi e per una volta, senza l'aiuto di nessuno, farai qualcosa.

 

 

- Diego de Silva-

liberamente tratto da: *Verranno a chiederti del nostro amore*

(Fabrizio de Andrè)