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2月28日 Las PalabrasLas Palabras ...Todo lo que usted quiera, sí señor, pero son las palabras las que cantan, las que suben y bajan. Vocablos amados. Brillan como piedras de colores, saltan como platinados peces, son espuma, hilo, metal, rocío... Persigo algunas palabras... Son tan hermosas que las quiero poner en mi poema. Las agarro al vuelo cuando van zumbando, y las atrapo, las limpio, las pelo, me preparo frente al plato, las siento cristalinas, ebúrneas, vegetales, aceitosas, como frutas, como algas, como ágatas, como aceitunas... Y entonces, las revuelvo, las agito, me las bebo, las trituro, las libero, las emperejilo... Las dejo como estalactitas en mi poema, como pedacitos de madera bruñida, como carbón, como restos de naufragio, regalos de la ola. Todo está en la palabra. Una idea entera se cambia porque una palabra se trasladó de sitio, o porque otra se colocó dentro de una frase que no la esperaba... Tienen sombra, transparencia, peso, plumas. Tienen todo lo que se les fue agregando de tanto rodar por el río, de tanto trasmigrar de patria, de tanto ser raíces... Son antiquísimas y recientísimas. Viven en el féretro escondido y en la flor apenas comenzada... Qué buen idioma el mío, qué buena lengua heredamos de los conquistadores torvos. Estos andaban a zancadas por las tremendas cordilleras, por las Américas encrespadas, buscando patatas, tabaco negro, oro, maíz con un apetito voraz. Todo se lo tragaban, con religiones, pirámides, tribus, idolatrías... Pero a los conquistadores se les caían de las botas, de las barbas, de los yelmos, como piedrecitas, las palabras luminosas que se quedaron aquí, resplandecientes... el idioma. Salimos perdiendo... salimos ganando. Se llevaron el oro y nos dejaron el oro. Se llevaron mucho y nos dejaron mucho... Nos dejaron las palabras.
Il testo forse non è d'immediata comprensione per tutti, ma vi sono emotivamente molto legata. Lo postò tempo fa la mia fagiolina nel suo blog, e mi sento in dovere questa notte, non so perchè, di riproporvelo. Grazie prof. 2月1日 ImbolcL’anno celtico era diviso in due metà e le due “porte” della natura (rappresentate da Samhain e Beltane) introducevano rispettivamente alla parte oscura dell’anno e alla parte luminosa. Imbolc, che per tradizione si celebra nella notte fra il 31 gennaio e il 1° febbraio, scandisce il tempo intermedio fra buio e luce, è una fra le quattro festività principali dei Celti e celebra ritualmente l’arrivo della primavera. Imbolc è detta anche “festa del latte” poiché la celebrazione coincide con il primo fiorire del latte nelle mammelle delle pecore, circa un mese prima della stagione della nascita degli agnelli. Questo sottile segnale di ritorno della fertilità era il primo di una serie di eventi che annunciavano il rifiorire della vita sulla terra e, per la tribù, segnava l’urgenza di cominciare un nuovo ciclo di attività. Il nome Imbolc si fa derivare da “m(b)lig” (latte) e significa pressapoco “lattazione”. La festa era chiamata anche Oimec, termine che deriva dal celtico antico “Ouimelko” (latte della pecora).
La Festività era di “lustrazione” (purificazione) ed era dedicata a Brigit, Dèa suprema il cui nome significa “Altissima”. Il suo nome deriva da “brig” (altezza), che appare spesso nella forma “brigâ” collegata a colline e montagne (la celtissima Brescia, l’antica Brixia, sorge proprio su un colle e sembra derivi da qui il proprio nome), mentre “brigh” (Scozia), “brí” (Irlanda) e “bree” (Isola di Man) significano Forza, Potere, Valore. La ritroviamo anche con i nomi Brighid, Bricta, Briga, Bride, in Britannia veniva chiamata Brigantia ed era Brigindu il suo nome invocato dai Galli orientali. Per una particolare combinazione di eventi, nel corso dei secoli le tradizioni pagana e cristiana si sono completamente fuse, trasformando la dea in una santa del calendario cristiano – Santa Brigida – senza oscurare i suoi tratti precristiani originari. La comunità religiosa irlandese fondata da alcune donne, nel V secolo d.C., a Kildare (da “Cill-Dara” = Eremitaggio delle Querce) divenne oggetto di una tale venerazione che Santa Brigida venne chiamata addirittura “la seconda Madre del Signore”. Nel calendario cristiano Imbolc coincide con la festa della Purificazione della Vergine (che precede la Candelora del 2 febbraio), anch’essa conserva i tratti dell’antico significato di lustrazione. A Brigit, come a tutte le divinità celtiche, si attribuiscono certe piante e animali. La dea è accompagnata spesso da una mucca bianca. Il fiore a lei dedicato è il tarassaco. Il suo uccello messaggero è l’ostricaio, un uccello marino. Il suo animale divinatorio è il serpente (la biscia di campo) che la collega ai poteri della terra. La celebrazione celtica esprime due temi: il ritorno della fertilità della terra e l’inizio di un nuovo ciclo di attività agricole nella vita della tribù. La Dèa unisce terra e tribù ed è invitata a benedire l’unione, a garantire protezione dal male e a far crescere le energie. La purificazione con l’acqua, l’esibizione del fuoco, la fabbricazione di talismani erano i principali gesti rituali usati per manifestare il suo potere. http://www.trigallia.com/imbolc.asp
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