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12月28日 Le Rune
L'alfabeto runico, detto anche "futhark", dalla sequenza delle prime 6 lettere che lo compongono (Fehu, Ur, Thurs, Ansuz, Raido, Ken), era l'alfabeto usato dalle antiche popolazioni germaniche. L'alfabeto runico futhark era inizialmente formato da 24 singoli caratteri chiamati rune. Si conoscono evoluzioni successive del futhark, diverse per numero e forma delle rune. La grafia delle singole rune, composte da linee rette, dipende dal fatto che spesso le incisioni erano effettuate su pietra, su legno, su superfici dure. Il futhark arcaico era così composto: I relativi valori fonetici e le traslitterazioni sono:
°°Secondo la mitologia norrena, il Padre degli Dei, Odino (Wotan la sua variante germanica) fu il primo Erilaz (Maestro Runico). Ogni Runa si compone di 3 aspetti. Questa è una triade e non può essere separata, in quanto nessuna di queste tre parti può avere senso da sola: ognuna implica l'esistenza e la sussistenza delle altre due:
Alla fine del medioevo, in Islanda, fu aggiunta la venticinquesima runa alla quale è stato dato il nome Wyrd, una runa bianca, ossia priva di glifo, associata al karma. L'uso delle Rune, sia come alfabeto che come arte divintoria, si diffuse, poi, in tutta Europa; fu così che, anche, i druidi le usarono come strumento divinatorio collegando ai simboli un valore magico. L'avvento del cristianesimo nelle popolazioni germaniche portò l'introduzione di alfabeti classici, la cui funzione principale era la conservazione e la tradizione della cultura, ma le rune non scomparvero subito, in quanto non condividevano con gli alfabeti la funzione letteraria e rimasero un metodo di scrittura utilizzato per esigenze quotidiane.
http://www.runica.it/rune.asp ------> Aggiungo il link indicatomi da Ermes. Grazie!!! [scheletro della fonte: Enciclopedia Wikipedia] 12月19日 All'apparir del vero anche tu, misera, cadesti...Vivo nella proiezione d’un mondo immaginario. Perché se il leone si ciba della gazzella, E tutta la savana tace “Rinunceremo a tutto… Ci vediamo alla fine di Tutto… Ma non ci sarà un anello da gettare questa volta…
Morgana -Dicembre 2006- 12月14日 La Storia dei Celti
"Nelle sale silenziose del Santuario di Delfi, si aggirava una figura insolita. Un uomo alto ed imponente, con in capo un elmo dalle corna torreggianti ed il volto decorato da folti baffi, si muoveva con arroganza tra i tesori offerti da tutte le città della Grecia all’Oracolo di Apollo. Infine, giunse davanti alla statua del dio. E lì non riuscì più a trattenersi, e scoppiò in una fragorosa risata. Era il 279 a.C., ed un barbaro, il capo dell’esercito di Celti che aveva conquistato la città, derideva il cuore della spiritualità classica. Quelli che agli elleni erano sembrati un’orda di demoni, giganteschi guerrieri che impugnavano armi enormi, cacciatori di teste che andavano in battaglia nudi, feroci donne-guerriere, sorridevano dell’ingenuità di uomini che pretendevano di rappresentare in forma umana gli dei, e di onorarli con doni materiali. Fu così che i Greci fecero direttamente la conoscenza del popolo celtico. Cento anni prima era toccato a Roma, devastata dall’esercito di Brenno, e prima ancora a buona parte dell’Europa, dalle Isole Britanniche alle Alpi, dalla Spagna ai Balcani, fino all’Asia Minore. Per tutto il primo millennio a.C., come un fiume in piena, i Celti si sparsero ovunque, fondendosi con le popolazioni locali ed esportando un modello unico di civiltà e cultura. Si suppone che i Celti siano originari della regione della Foresta Nera, alle sorgenti del Danubio, e che di là, forse spinti dall’avanzare delle tribù germaniche, si sparsero per tutta l’Europa. La loro forte identità culturale rimase però invariata, e la civiltà celtica si radicò saldamente dovunque giungessero. Pur dominando un territorio enorme, i Celti non costituirono mai uno stato unitario. La loro organizzazione statale garantiva amplissima autonomia locale. La più piccola entità decisionale erano le famiglie, riunite in clan che riconoscevano un progenitore comune. I clan possedevano in comune la terra, e tutti i membri collaboravano alle attività comuni. A loro volta, i clan erano riuniti in tribù, che avevano un capo unico. In alcune regioni, ad esempio tra i Galli, i Belgi, i Bretoni e gli Irlandesi, esisteva un “Re dei Re”, un capo a cui i vari capitribù riconoscevano un’autorità superiore. Spesso, tuttavia, si trattava di un dominio puramente nominale e ferocemente contestato. La società era dominata dall’aristocrazia guerriera, e la guerra era certamente una delle attività più amate dai Celti. Le battaglie erano circondate da una forte aura rituale, e si risolvevano in una serie di scontri individuali che seguivano regole altamente codificate. Le teste dei nemici caduti costituivano il più ambito bottino di guerra, e decoravano le case dei combattenti più valorosi. Ma il vero fulcro della struttura sociale era costituita dalla casta sacerdotale, i druidi, custodi delle leggi e della tradizione, depositari della sapienza, guide spirituali, civili e politiche. Per un popolo così profondamente spirituale, i sacerdoti erano l’elemento unificante e la fonte dell’identità, e non è un caso che i Romani, per stroncare la resistenza delle tribù celtiche, dovettero dichiarare fuorilegge il druidismo. Gli artisti godevano di un enorme prestigio: i bardi erano apprezzati ed accolti ovunque, ed i loro poemi potevano creare eroi o distruggere re. Gli artigiani avevano raggiunto un altissimo livello tecnologico ed artistico. Armi e gioielli erano splendidamente decorati con complessi motivi vegetali ed animali, e le classi più agiate amavano indossare vesti eleganti ed ostentare preziosi ornamenti. La base della società celtica era costituita da agricoltori ed allevatori: molte innovazioni agricole, tra cui l’aratro dalla lama di ferro e la macina a mola per la macinazione del grano, si devono ai Celti. La libertà che dominava ogni aspetto della vita dei Celti coinvolgeva anche le donne, che godevano di una considerazione unica, nel panorama delle civiltà classiche. Le donne potevano ereditare e possedere beni, e diventare persino capofamiglia. Erano accolte nella classe sacerdotale, addestravano i guerrieri ed andavano in battaglia. Presso nessun altro popolo dell’antichità una donna avrebbe potuto prendere la guida di una banda di guerrieri e condurli alla vittoria, come fece Boadicea. Ma l’essenza dei Celti andava oltre questi aspetti formali: era uno stato d’animo, una mentalità, una condizione dello spirito. I Celti erano liberi ed autonomi, smodati in tutti i loro istinti, al punto da scandalizzare tutti gli osservatori stranieri. Impetuosi e violenti, generosi oltre ogni limite, amanti dell’arte e della musica, dotati di una raffinata sensibilità estetica: impossibile racchiudere lo spirito celtico in poche parole. Come la natura in cui vivevano e con cui si identificavano, erano complessi e contraddittori. Il loro spirito libero, la loro refrattarietà alle regole, li rese impossibili da controllare ed invisi al potere. I Romani tentarono di assimilarli, i Germani di distruggerli, la Chiesa di cancellarli. Eppure la loro eredità sopravvive ancora. Ci è giunta nelle saghe irlandesi, nei racconti del Mabinogion gallese e nelle storie su Re Artù, si affaccia in feste e tradizioni popolari di tutti gli angoli d’Europa, risuona nella musica dell’arpa e nei canti tradizionali. E, attraverso mille trasformazioni e peripezie, ci è giunta viva in ciò che rimane dell’Antica Religione."
[Fonte: Morgaine del Lago] 12月12日 La Città Eterna...Indescrivibile la Città Eterna di notte...non sprecherò mortali parole per parlarne... Merita SEMPRE
Antonello Venditti |
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