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11月23日 Sentiero, tardo pomeriggio, XXII° giorno dopo SamhainDal Diario dell’Est III
Sveglia presto anche quella mattina per la stanca Sacerdotessa, che per fortuna quella notte non aveva dormito all’addiaccio, ma ospite di una famiglia di fattori che le diede una zuppa calda e un giaciglio comodo per la notte. Di buon’ora, lasciando solo un piccolo pezzo di carta con poche righe di ringraziamento, s’era diretta al villaggio vicino, dove i villici lamentavano l’esistenza d’uno Spirito malvagio che divorava i loro animali e distruggeva i loro raccolti. Non ebbe bisogno della seconda Vista questa volta per scovare il cucciolo di lupo che tanto terrorizzava il villaggio. Il cammino riprende senza sosta, tante sono le tappe, tanti i possibili incontri, *ed ecco infatti che si presenta ai suoi occhi, ad un crocevia, un mendicante, piuttosto malridotto accasciato sul ciglio della strada, i suoi abiti sono laceri e in alcuni punti sporchi di sangue,il suo sguardo perso nel vuoto. Non appena i due sguardi si incrociano egli le rivolge la parola tenendo lo sguardo basso: “Mia signora -quasi sussurra-una moneta per una storia. Vi prego aiutate un uomo che ha tanto sofferto e perso tutto. Mossa a compassione ma anche molto incuriosita, Morgana gli da la moneta tanto agognata e gl’occhi del mendicante si illuminano. “Un tempo –prosegue quindi- il mio signore aveva una compagna bella quanto voi mia signora. Era la gioia del castello e tutti noi soldati eravamo segretamente innamorati di lei. Con il suo solo incedere illuminava la via che percorreva ed il male che ci braccava si allontanava da noi. Il mio signore era un potente e grande guerriero,protettore di una zona vasta e impervia che separava le regioni civilizzate dalla lande sperdute. Noi eravamo il suo corpo di elite, i suoi cavalieri, ed io anche se per poco tempo ha goduto della sua massima fiducia. Ma in breve tempo fu tutto perduto. Un conflitto si era scatenato e noi ci eravamo posti a baluardo dei popoli liberi. In una serie di scontri sono morti tanti compagni, ma una mattina la sventura si è abbattuta su di noi. Ci siamo trovati letteralmente immersi in un mare di nemici ed evitare la rovina fu inutile. Nel corso della battaglia amici e compagni cadevano come mosche, e all'improvviso qualcosa colpì prima me e poi il mio cavallo. Prima di perdere i sensi e prima che il mio cavallo mi trascinasse via, vidi il mio signore cadere. Una picca gli aveva squarciato il ventre e passato da parte a parte, aveva lo sguardo vitreo chi va incontro alla morte ma ancora vibrava colpi con la sua spada. Poi un altro colpo di spada lo raggiunse alle spalle e, anche se attutito dall'armatura lo ferì profondamente. Poi il caos si impadronì del nostro piccolo esercito e ciò che rimaneva di noi venne circondato e distrutto, altri scapparono e furono inseguiti. Un ultimo sguardo vago sul mio signore che morente veniva trascinato al suolo, il suo sguardo ancora vivo incrociò il mio e lessi la disperazione nei suoi occhi. Poi la nebbia mi avvolse e il mio cavallo mi porto lontano ignorato dai miei nemici”. Le lacrime rigavano il volto di quell'uomo e la disperazione di non essere morto difendendo il suo signore lo attanagliava, ma continuò il suo racconto: “Con le monete che raggrupperò metterò assieme un gruppo di soldati scelti che mi aiuteranno a rintracciare il mio signore, se è ancora vivo e a vendicarlo se è morto, poi porrò fine alla mia vita e lo raggiungerò ovunque egli sia”. Un piccolo sorriso s’affacciò poi sul viso dell’uomo che ancora continuò “Siete stata gentile mia signora, ad ascoltare i deliri di un vecchio pazzo, che il signore dei guerrieri vi protegga e liberi la vostra strada da ogni pericolo”. Chinò poi il capo in segno di riconoscenza e con la dignità propria di un cavaliere che riconosce un essere superiore bacia l'orlo della tunica della Sacerdotessa*. La donna va per scostare il viso dell’uomo dalla sua tunica, non ritenendosi degna di tanta devozione, poi un bagliore accecante le toglie per un attimo la vista, quella dei sensi, e ancora ammaliata dalle parole del mendicante ecco che voltandosi non vede nulla, nessun uomo sul ciglio della strada, nessun contenitore di monete…però una storia raccontata, e una piuma a terra… -Chissà- pensa la sacerdotessa –Che il valore e l’onore non abbiano esaudito i sogni di quell’uomo?-. Non troppo stupita dall’avvenimento in realtà piuttosto singolare, riprende lenta il suo cammino, immaginando di corti e di regine, di re e di guerrieri, e pensa che la Dea è anche là…
[contributo di DERFEL FIGLIO DELLA PIETRA] 11月16日 Lo Yin e lo Yang...
La Dea è il principio femminile, la Madre terra, la Luna. Può avere molti aspetti ed è la divinità preponderante tra le due polarità forse per un rifiuto al maschile tipico di chi ha lasciato il Cristianesimo.
Il Dio è il principio Maschile, la forza bruta, lo spirito selvaggio della natura, il Sole. Il Dio ogni anno muore e risorge per noi, per dare la vita ai suoi figli e al culmine della sua forza rigenera se stesso. 11月14日 Carpe Diem, Cogli l'Attimo.Volevo mettere Pindaro, ma alla fine mi son detto che questo è il blog di Morgana, l'incantatrice, la principessa e la Sacerdotessa, meglio Orazio (con metro saffico maggiore
Carpe diem
Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi finem Di dederint, Leuchonoe, nec Babylonios temptaris numeros. Ut melius quicquid erit pati. seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam, quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida aetas: CARPE DIEM, quam minimum credula postero. Cogli l'attimo Non domandare, è cosa nefasta, quale fine abbian stabilito gli Dei per me, quale per te, o Leuchonoe, e non tentare le superstizioni degli astrologi. Meglio affrontare ciò che sarà, sia che Giove c'abbia attribuito molti inverni, sia che questo sia l'ultimo che fiacca il mar Tirreno, costringendolo a scontrarsi contro gli scogli: sii saggia, mescola il vino con l’acqua e dividi la speranza lunga in spazi brevi. Mentre parliamo, il tempo invidioso fuggirà, perciò COGLI L'ATTIMO e confida poco in ciò che accadrà. Ovvio ho fatto una traduzione fedele ma poetica...Buon tutto sorelluzza, questo per ringraziarti del fratellone e sorelluzza sul mio. Grazie ancora, ti voglio bene.Daréios l'Oscuro mago 11月13日 Il Tempo...PERCY BYSSHE SHELLEY Tempo Mare insondabile! le cui onde sono 11月7日 Di tutto e di nulla...[…]
Il cavaliere è inginocchiato davanti a un piccolo altare. C’è buio e silenzio intorno a lui, in quel fresco che odora di muffa. Le immagini sacre lo fissano con occhi vuoti. Il viso di Cristo è rivolto verso l’alto, la bocca è aperta come in un grido. Sulla volta un demone ripugnante spia una misera anima nuda. Il cavaliere sente un rumore dietro la grata del confessionale, immediatamente vi si avvicina. Il volto della Morte appare per un attimo dietro la grata, ma il cavaliere non lo vede.
CAVALIERE: Voglio parlarti il più sinceramente possibile, ma il mio cuore è vuoto. MORTE: (non risponde) CAVALIERE: Il vuoto è uno specchio che mi guarda. Vi vedo riflessa la mia immagine e provo disgusto e paura. MORTE: (non risponde) CAVALIERE: Per la mia indifferenza verso il prossimo mi sono isolato dalla compagnia umana. Ora vivo in un mondo di fantasmi, rinchiuso nei miei sogni e nelle mie fantasie. MORTE: Eppure non vuoi morire. CAVALIERE: Si che lo voglio. MORTE: E allora cosa aspetti? CAVALIERE: Voglio sapere. MORTE: Vuoi delle garanzie. CAVALIERE: Chiamale come vuoi. E’ così crudelmente impensabile percepire Dio con i propri sensi? Perché deve nascondersi in una nebbia di mezze promesse e di miracoli che nessuno ha mai visto? MORTE: (non risponde) CAVALIERE: Come possiamo credere in chi crede se non crediamo a noi stessi? Cosa sarà di quelli che come noi vorrebbero credere ma non ci riescono? E cosa sarà di quelli che vogliono e non possono credere?
Il cavaliere tace in attesa di una risposta, ma nessuno parla né risponde. C’è solo silenzio intorno a lui.
CAVALIERE: Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me in questo modo doloroso e umiliante, anche se io lo maledico e vorrei strapparlo dal mio cuore? E perché, nonostante tutto, continua ad essere una realtà illusoria di cui non riesco a liberarmi? Mi ascolti? MORTE: Ti ascolto. CAVALIERE: Io voglio sapere. Non credere. Non supporre. Voglio sapere. Voglio che Dio mi tenda la mano, che mi sveli il suo volto, mi parli. MORTE: Ma lui tace. CAVALIERE: Lo chiamo nelle tenebre, ma a volte è come se non esistesse. MORTE: Forse non esiste. CAVALIERE: Allora la vita è un assurdo orrore. Nessuno può vivere con la Morte davanti agli occhi sapendo che tutto è nulla. MORTE: La maggior parte della gente non pensa né alla Morte né al nulla. CAVALIERE: Ma un giorno si troveranno al limite estremo della vita e vedranno le Tenebre. MORTE: Si, quel giorno… CAVALIERE: Abbiamo bisogno di crearci un’immagine delle nostre paure, e a quell’immagine diamo il nome di dio. MORTE: Tu ti tormenti. CAVALIERE: La morte è venuta a cercarmi questa mattina. Abbiamo cominciato una partita a scacchi. Questa proroga mi permette di sbrigare una faccenda che mi sta a cuore. MORTE: Di che si tratta? CAVALIERE: La mia vita è stata vuota, l’ho passata ad andare a caccia, a parlare a vanvera di cose insignificanti. Lo dico senza amarezza né rimorso, perché so che la vita della maggior parte della gente è così. Ma ora voglio utilizzare questa proroga per un’ultima azione che abbia un senso. MORTE: E’ per questo che giochi a scacchi con la Morte? CAVALIERE: Si è un avversario temibile e molto abile, ma per ora non ho perso neanche un pezzo. MORTE: Ma come fai a tenere testa alla Morte? CAVALIERE: Uso una combinazione di alfiere e cavallo che non ha ancora capito. Alla prossima mossa le porterò un attacco sul fianco. MORTE: Lo terrò presente.
La Morte mostra per un attimo il suo volto dietro la grata del confessionale, ma subito scompare.
CAVALIERE: Sei un’impostore, mi hai ingannato. Ma ci rincontreremo. E troverò il modo di batterti.
Il cavaliere solleva la mano e guarda la luce che filtra dalla piccola finestra.
CAVALIERE: Questa è la mia mano. Posso muoverla, sentire il mio sangue che pulsa. Il sole è ancora alto nel cielo, e io, io Antonius Block, gioco a scacchi con la morte.
Chiude la mano e la porta alla tempia.
[…] Ingmar Bergman – Il settimo sigillo 11月4日 Rudere nel bosco, notte del III° giorno dopo Samhain Dal diario dell'Est
---II---
...notte agitata per Morgana...
*
[...]
Ha trionfato, ha ucciso... ...il sangue di nostra Madre è sparso sulla terra... ...il sangue del Dio è sparso sulla terra. ...egli sorgerà e regnerà per sempre... ...ha trionfato e sempre trionferà, fino alla fine del mondo... [...] La Dea riceve il suo Consorte e lo ucciderà di nuovo alla fine del tempo, partorirà il figlio Oscuro che abbatterà il Re Cervo...
Nuda nel chiaro di luna, Morgana sentiva la luce della Dea brillare sopra di lei e in lei...non era più Morgana, non aveva più nome, era sacerdotessa, vergine e madre...le cinsero i fianchi con una ghirlanda di bacche rosse, e quel crudo simbolo le ispirò una paura improvvisa. Una torcia balenò davanti ai suoi occhi, e la condussero nella tenebra eccheggiante d'una grotta. Sulle pareti erano dipinti i simboli sacri tracciati dall'inizio del tempo, il cervo e l'uomo con il trofeo sulla fronte, il ventre gonfio di Colei-che-dona-la-Vita... La sacerdotessa fece sdraiare Morgana sul giaciglio di pelli di cervo, l'abbracciò e baciò sulle labbra, e per un momento Morgana s'aggrappò a lei, atterrita, cercando un rifugio...poi la donna le sorrise, la benedisse e se ne andò. Morgana sentiva tutt'attorno la vita della terra espandersi e saturare la grotta...fuori, la luna invisibile la inondava di luce mentre la Dea s'impadroniva di lei, corpo e anima. Tese le braccia, sapendo che al suo comando, alla luce dei fuochi della fertilità. uomini e donne si sarebbero congiunti, sospinti dagli impulsi della vita. E' sulla soglia d'una grotta, con i capelli striati, il corpo macchiato d'azzurro e di sangue, la pelle bianca come il gesso candido della figura gigantesca sopra la caverna...apparve il Consorte. Era nudo e portava soltanto una ghirlanda intorno alle anche, come lei. Le si inginocchiò al fianco, e nella luce abbagliante della torcia Morgana vide che non era altro che un ragazzo, alto e biondo, diverso dagl'uomini del piccolo popolo bruno...Perché hanno scelto un re che non è della loro stirpe? Il pensiero le attraversò la mente e sparì. Ora la Dea deve accogliere il Consorte...il giovane era inginocchiato al bordo del giaciglio e vacillava battendo le palpebre. Morgana gli prese le mani e lo attirò, sentì il calore e il peso del suo corpo. Doveva guidarlo. Io sono la Gran Madre, onniscente, vergine, madre, che guida il Consorte. ..Stordita ed esaltata, semiconsapevole, sentì la forza vitale che s'impadroniva d'entrambi e li faceva muovere. Morgana udì la propria voce gridare da una grande distanza, sentì la voce alta e scossa del giovane nel silenzio. La torcia lingueggiò e si spense nell'oscurità mentre tutta la furia ardente della giovane vita del Consorte le erompeva nel grembo. Il giovane gemette e si abbandonò sopra di lei, ansimando. Morgana lo scostò, lo cinse con le braccia, sentì che le baciava il seno nudo. Poi il respiro s'acquietò e dopo un momento lei comprese che si era addormentato. Gli baciò i capelli e la guancia morbida con un tenero abbandono e si addormentò a sua volta. *
La giovane si sveglia nel suo giaciglio di fortuna, madida di sudore...che terribili ricordi le ha portato alla mente quella notte...che però non è ancora finita, e si prospetta anzi ancora lunga...essendo il buio ancora fittissimo. Si volta quindi dall'altro lato e prova a riaddormentarsi, sperando che il suo sonno possa essere meno evocativo e agitato...
*Brano Tratto da Le Nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley.
[CONTRIBUTO DI Daréios l'Oscuro Mago] 11月3日 Poche miglia dopo le Nebbie, III° giorno dopo Samhain, all'imbrunireDal Diario dell'Est --I--
Una pedina...solo una pedina...
Oggi come allora ha sentito il bisogno di scappare, e riflettere... Il mondo non è più quello che ha imparato a conoscere da bambina, tutto sta cambiando, ma forse solo una sensazione che, l'appena trascorso Samhain si porta con sè...
Alza lo sguardo verso il cielo, che comincia a velarsi di quella patina evanescente e tangibile al contempo che segna la rottura tra l'orizzonte vagamente rosato e il cielo ancora azzurro prima che l'ombra lo inghiotta. Qualche stella marca già la sua presenza... Morgana sorride, guarda il cielo, gli alberi, le stelle...-In fondo il mondo è sempre lo stesso- pensa contraddicendosi, ma quella dolce amarezza in fondo al cuore continua a sedimentarsi, come neveche s'adagia lieve ma pesante... e porta il Grande Freddo...
Improvvisamente abbassa lo sguardo alla terra sulla quale cammina...infinite creaturine la popolano...vorrebbe essere la formichina che passa per il sentiero, con il suo fardello sulle spalle...vorrebbe essere essa e nulla conoscere e nulla sapere del mondo... Poi si dà un lieve colpo al capo con la mano -Ma che vai a pensare, sciocca!- si dice...
La sua fede è forte, ma ha bisogno di prove, di una Risposta... Si siede stanca su di un tronco al bordo del sentiero che sta percorrendo. La Verità è che per quanto si sforzi, al momento non riesce nemmeno a formulare la Domanda, e questo la spaventa... Cosa cerca così disperatamente?
Gli occhi le si fanno lucidi e un velo d'inconsapevolezza si posa su quello sguardo amareggiato -Non è giunto il Tempo- pensa poi tra sè e sè mentre si alza e riprende il suo Cammino -e non è certo restandomene seduta qui che verrò a capo di qualcosa...-.
La sua falce sempre appesa in vita, la tunica che le scivola fin alle caviglie e il tatuaggio a forma di mezzaluna sulla fronte che pulsa sempre a quest'ora della sera, Morgana riprende il suo piccolo fagotto che aveva poggiato ai suoi piedi e si riavvia, sempre verso Est, verso la Luce di domani...
11月2日 La mia Avalon tra storia e leggenda... Nella campagna inglese, vicino al confine con il galles, si trova una zona pianeggiante e lussureggiante. Su una piccola collina al centro di questa pianura sorge una torre, ultime vestigia di un'antica chiesa. Quella è Glastonbury Tor, uno dei luoghi più densi di mitologia della terra. Ma circa 2000 anni fa Glastonbury era poco più che un isola, il mare difatti giungeva ai piedi della collina e paludi rendevano l'accesso difficoltoso e tortuoso proteggendo la collina. Le terrazze che si vedono tutt'oggi sul fianco della collina confermano che i pellegrini dovevano percorrere una sorta di labirinto iniziatico per giungere sino alla sua sommità.
La leggenda narra che la prima chiesa cristiana d'inghilterra fu fondata a Glastonbury da Giuseppe di Arimatea nel I secolo d.C. Quando il pellegrino approdò sull'isola e conficcò il suo bastone nel terreno questo mise radici e germogliò dando origine all'albero di biancospino che si trova di fonte alla cappella della madonna e che tutt'oggi fiorisce due volte l'anno (natale e pasqua). In quel luogo Giuseppe edificò la chiesa. La leggenda narra però che Giuseppe portò con sé dalla terra santa anche un oggetto di grande potere: il Graal. Si dice che il Graal sia stato gettato in un pozzo la cui acqua assunse immediatamente un colore rosso che conserva tutt'oggi.
"HIC LACET SEPULTUS INCLITUS REX ARTURIUS IN INSULA AVALONIA" (qui giace sepolto il famoso re Artù nell'isola di Avalon). Due metri e mezzo sotto quella lapide venne trovata una bara in legno. Al suo interno due scheletri, il più grande misurava 2 metri e quaranta, insieme agli scheletri vi era una treccia di capelli biondi.
La leggenda narra che dopo la sua ultima battaglia a Camlann, Artù fu condotto da una barca spinta da una brezza magica sull'isola di Avalon, dove in uno stato di animazione sospesa, attende il momento del suo ritorno.
Le ossa di Artù scomparvero misteriosamente e di quell'uomo alto 2 metri e quaranta non si sono potuti studiare i resti. 11月1日 Samhain...il nuovo corso...la nuova Vita
notte fredda A chi interessa un po' di storia: Per i Celti, che erano un popolo dedito all'agricoltura e alla pastorizia, la ricorrenza che segnava la fine dei raccolti e l'inizio dell'inverno assumeva una rilevanza particolare in quanto la vita cambiava radicalmente: i greggi venivano riportati giù dai verdi pascoli estivi, e le persone si chiudevano nelle loro case per trascorrere al caldo le lunghe e fredde notti invernali passando il tempo a raccontare storie e a fare lavori di artigianato, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende. I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno (31 Ottobre) "Samhain", Signore della Morte, Principe delle Tenebre, chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e temevano che in tale giorno tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese, permettendo agli spiriti dei morti e anche ai mortali di passare liberamente da un mondo all'altro (Altromondo o Sìdh). Nel giorno di Samhain il velo fra il mondo dei viventi e l'aldilà si faceva più sottile, permettendo alle anime di mostrarsi o di comunicare con i viventi. Una leggenda riferisce che tutte le persone morte l'anno precedente tornassero sulla terra la notte del 31 ottobre, in cerca di nuovi corpi da possedere per l'anno avvenire, così nei villaggi veniva spento ogni focolare per evitare che gli spiriti maligni venissero a soggiornarvi. La sacra relazione della vita con la morte era consacrata nella vigilia di "Samhain". Questo rito consisteva nello spegnere il Fuoco Sacro sull'altare e riaccendere il Nuovo Fuoco (che simboleggiava l'arrivo del Nuovo Anno) il mattino seguente al quale si attingeva per assicurarne di nuovo la presenza e il calore in tutte le case. I Druidi si incontravano sulla cima di una collina in un'oscura foresta di querce (albero considerato sacro) per accendere il Nuovo Fuoco e offrire sacrifici di sementi e animali. Danzando e cantando intorno al focolare fino al mattino, si sanciva il passaggio tra la stagione solare e la stagione delle tenebre. Quando il mattino giungeva, i Druidi portavano le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a riaccendere il focolare domestico, che veniva poi tenuto sempre acceso per il resto dell'anno. Spegnere il fuoco simboleggiava che la metà oscura dell'anno (quindi la morte) stava sopraggiungendo mentre l'atto di riaccenderlo era simbolo di speranza e di ritorno alla vita, dando così a questo rifiuto la rappresentazione ciclica del tempo. |
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