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La Valle tra le Nebbie

affidati al barcaiolo, o pellegrino, e lascia che dischiuda le Nebbie, poichè altra via non hai per giungere alla Valle...

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June 15

Riflessioni indotte

 

Tunnel spagnoli

"Che poi, a volercisi soffermare, crescere è una cosa strana.

Quando sei ragazzetto vivi di fronte a un'enormità di tunnel, di cui vedi solo l'imbocco. Hai l'imbarazzo della scelta: puoi permetterti di immaginare con facilità che da grande farai il pompiere, troverai la felicità e sarai sposato con una splendida ragazza mora il cui nome inizia con la lettera M, salvo, un momento dopo, figurarti con un ampio cappello sulla fronte e un sigaro in bocca, impegnato ad allontanare col calcio della tua pistola i mosquitos che ti ronzano nelle orecchie mentre cerchi di riposare, pigramente disteso sopra alla tua amaca di cotone bianco, proprio al centro del giardino della tua maestosa tenuta in Nicaragua.

Poi, accade che cresci, e le strade che percorri ti portano ad essere solo una delle tante persone che saresti potuto essere. Guardi indietro e rivedi scelte cruciali prese con una leggerezza sconvolgente, vedi quei periodi in cui ti sentivi consumare dentro dall'odio e dalla rabbia. Vedi i tuoi successi, le tue sconfitte. Vedi quell'insieme di casualità e qualità che ti hanno portato ad essere quello che sei oggi, ad essere il miglior te stesso possibile, o almeno, il miglior te stesso che ti è riuscito di plasmare.

A volte ripenso a quando, qualche anno fa, avevo deciso che questo stile di vita non faceva per me. A quando avevo deciso di lasciare tutto per andare in Spagna. Il progetto era semplice: vado in Spagna, a vendere panini. Chissà perché proprio la Spagna, e proprio i panini. La Spagna mi piace, mi fa pensare a qualcosa di caldo, luminoso, intenso, passionale e colorato. Anche i panini mi piacciono, ovviamente. Poi, un segno del destino mi fece cambiare idea. Ora, non ho mai creduto ai segni del destino, ma quando sono macroscopici, ecchecazzo, bisogna saperli ascoltare."

 

L'intervento del Brenz (che vi consiglio vivamente di andare a leggere sul suo blog, basta cliccare sul titolo dell'intervento "Tunnel spagnoli") poi qui continua con una visione e annessa conclusione piuttosto conciliante circa l'accettazione attiva e partecipata del Francesco attuale, guardando solo con una nostalgia sopportabile al Francesco spagnolo, il paninaro.
Io sono un po' più catastrofista e non penso che il nostro io attuale sia il migliore dei vari possibili noi che ci è riuscito di palsmare.

Credo che, se come dice Liga, qualcuno avesse il libretto di istruzioni, ci riuscirebbe di plasmare un io di gran lunga migliore o quantomeno di perfezionare quello che noi nel nostro piccolo riusciramo a plasmare. Penso anche che il nostro subconscio, attivando una sorta di meccanismo di autoconservazione, ci porti, nella maggior parte dei casi, a cercare di convincerci che comunque le cose dovevano andare come sono andate, che le scelte, tutto sommato, sono state giuste (la legittimazione delle nostre scelte sbagliate, in virtù delle motivazioni del momento, allora giuste, è un chiaro artificio formale) e che abbiamo costruito la migliore delle strade possibili, la migliore che potevamo delineare, con i mezzi che avevamo a disposizione.

DEVE essere così, perché altrimenti significherebbe aver perso moltissime opportunità, aver fatto scelte sbagliate, aver minimizzato i risultati...e così scivolano via, tutti gli altri io che avremmo potuto essere, e che non saremo mai.

Sembrerebbe un vicolo buio e senza uscita.

Forse il punto sta nella vecchia retorica del non dirsi mai arrivati, del non accettare mai quell'io che le casualità, le scelte fatte e le strade intraprese sembrano dare ormai per scontato.
Il punto sta nel mettere sempre in discussione ogni passo, ogni parola, o ogni gesto, nel non cedere all'abitudine e alle previsioni sociali, nell'aprirsi ad ogni scossone che possa intaccare la nostra vita apparentemente perfetta.

 

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che
essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

                                     P.Neruda -Lentamente mnuore-

May 15

Un intervento tardivo...mentre l'umanità muore

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Nella notte del 7 Maggio, nel CIE di Ponte Galeria è morta una detenuta tunisina.
Si chiamava Nabruka Mimuni e aveva 44 anni. 
Quella sera le hanno comunicato che sarebbe stata espulsa e la mattina successiva le sue compagne di cella l'hanno trovata impiccata in bagno.
Da quel momento le recluse e i reclusi di Ponte Galeria sono in sciopero della fame per protestare contro questa morte, contro le condizioni disumane di detenzione, contro i maltrattamenti e contro i rimpatri.
Nabruka lascia un marito, e un figlio.
Era in italia da più di 20 anni.
È stata catturata tre settimane fa dalla polizia mentre era in coda in Questura per rinnovare il permesso di soggiorno.

Se dobbiamo dare un nome a chi l'ha uccisa, non basterebbero le poche righe che abbiamo a disposizione. Del resto, almeno qualche nome di questa lista lo conoscete già: intanto il ministro Maroni, che quella stessa mattina si vantava della gente deportata in Libia senza neanche passare dai porti italiani; poi il partito del Ministro, e tutto il suo governo, che si apprestano a portare di nuovo a sei mesi il tempo di reclusione nei Centri di identificazione ed espulsione; e ancora la Croce rossa italiana, che gestisce il centro di Roma Ponte Galeria e diversi altri lager in Italia; e giù giù, tutte le brave persone che applaudono alle retate, che si radunano nelle strade ad urlare: "Espulsioni, espulsioni!" e che sputano rancore ad ogni passo.

 Nel frattempo stanno per approvare il pacchetto sicurezza con il reato di clandestinità e il prolungamento della detenzione per gli immigrati fino a sei mesi. I leghisti continuano a sogghignare crudelmente sulla pelle delle loro vittime preferite, gli immigrati, e a Milano arrivano a proporre carrozze del metrò separate per milanesi e stranieri. Sono nazisti e quelle che stanno per varare sono leggi razziali.

Spero non facciate finta di non saperlo

Copio qui un commento di Fulvio Vassallo Paleologo al rimpatrio forzato degli immigrati che sono stati dirottati in Libia senza che fosse stata verificata né la provenienza né la eventuale necessità di richiesta di rifugio politico ("li hanno mandati a morire", diranno alcune donne sbarcate a lampedusa che testimoniano come in libia siano state torturate e violentate fino a rimanere incinta):

"Il ministro Maroni è riuscito a deportare in Libia, da dove erano partiti, i migranti soccorsi ieri nel Canale di Sicilia. Anche se tra loro c’erano 40 donne e un numero imprecisato di minori, già vittime di abusi in quel paese. E’ il prezzo della «sicurezza».
Si è quindi riusciti a «forzare» il protocollo di intesa tra Italia e Libia del dicembre 2007, con Prodi al governo, poi ripreso dagli accordi sottoscritti a Tripoli nell’agosto del 2008 da Gheddafi e Berlusconi e ratificati dal Parlamento a febbraio scorso con il voto favorevole del Pd.
Siamo arrivati ai respingimenti «sommari» in mare, vietati dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra e dall’art.3 della Convenzione europea dei diritti umani. E’ irrilevante per il governo che ad attraversare la Libia siano soprattutto potenziali rifugiati.
Maroni sbaglia quando dice che questa operazione non ha precedenti.
Nel 2005 l’Italia era stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo proprio perché aveva effettuato respingimenti collettivi, con voli militari e charter da Lampedusa a Tripoli e Misurata, dei migranti sbarcati a Lampedusa dall’ottobre del 2004.
Nei mesi successivi l’Italia aveva finanziato voli di deportazione dalla Libia verso i paesi di origine.
Con questa nuova operazione di «rimpatrio», ci sono tutti gli estremi per una nuova denuncia alla Commissione europea. Occorre fare presto. Perché le partenze continuano e continueranno, come è confermato anche oggi dallo sbarco sulle coste siciliane di un elevato numero di migranti, fuggiti prima dell’arrivo della polizia. Proprio mentre le motovedette della Guardia costiera della Finanza riconsegnavano alla polizia libica i 224 naufraghi «recuperati»."

 

fonte: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/05/08/nabruka-mimuni-morta-di-leggi-razziali

April 24

Nascondi le macerie

 

Potremmo chiederci a cosa ci è servito, tutto questo; rispondere <<Niente>>, magari all'unisono, e una volta tanto essere d'accordo. Sorridere di un'ironia trovata nello stesso momento e nello stesso posto. E approfittare per andarcene senza veleno, tu di là, io di qua. Scegliere il falso, come si fa di solito per andare avanti, perché niente è azzerabile e sui conti bisogna pur mentire. Ma sappiamo tutti e due non dovevamo servire a niente. Non è per mettere qualcosa da parte che l'abbiamo fatto. Abbiamo sperperato, com'era giusto che fosse. E' per sperpero che si sta insieme (per investimento che ci si lascia).

Ma se pure, dimmi, se pure avessimo messo da parte qualcosa, che oggi se ne andasse in giro con una faccia e un corpo somiglianti più a te che a me (così sarebbe stato, lo so: i bei cromosomi prevalgono, almeno i tuoi sui miei), è così che vorresti pensare a lui? E' così che ti piacerebbe lavarlo, vestirlo, portarlo ai giardini con quell'altro che non vorrà sentir pronunciare il mio nome e in cambio del tuo silenzio vi prometterà il meglio di cui è capace e gli vorrà bene più di me se fosse mio, ti dirà che non gli importa purché tu rispetti il vostro patto, la mia cancellazione da costruire nel tempo, io dissanguato nei giorni, solo questa la sua missione, il suo ritardo irrimediabile, è venuto dopo, tutto qui, e sarà disposto a dare la vita per scontare questa colpa che non si perdona (dov'era lui quando eri nelle mie braccia, perché non ti ha impedito quello sbaglio, e tu, come hai potuto?), e litigherà coi suoi, creditori imbiancati e mai abbastanza delusi, che lo accuseranno di essere andato al mercato dell'usato per scegliere (una vita di stenti per farlo studiare, renderlo il buon partito che è oggi e guarda là come ha trattato i loro sacrifici) e sopporterà l'umiliazione di non vederli mai prenderlo in braccio soddisfatti come se fosse suo (anche se è quella la frase che lui ti ha detto), e tutto per causa mia, il mio passaggio nella tua vita che lo tiene infelice nonostante l'ordine apparente che ha stabilito intorno a sé; e tu lo sai com'è che si comporta quando senza che niente sia successo diventa sgarbato e insofferente, e tu sei stanca di questa storia, non hai sempre voglia di sorvolare (sei fatta così, tu), il rancore glielo leggi negli occhi quando non ti guarda, e allora sei tu a guardare lui, per rinfacciargli la promessa e lo sfidi, tiri fuori il contratto, gli mostri le rate pagate e lo mandi sul balcone a macerare il rimorso, che se la prenda con se stesso se ti ha voluta.

Probabilmente è così che penseresti a quel sopravvissuto che ora fa torri di plastica sul tappeto del tuo bel soggiorno, un bene scampato alla rapina, dimenticato dal ladro in fuga, generosamente risparmiato oppure lasciato con l'intenzione subdola della traccia. E potresti raccontarti che non tutto è andato perduto. Che non ti eri completamente sbagliata. Che non sei stata derubata fino in fondo.

Poi lui rientrerebbe per chiederti scusa, attraversando silenziosamente la vostra casa per arrivare da te (tu saresti sul letto, seduta, a strofinarti le dita guardando nel grigio del palazzo di fronte come se più nulla t'importasse, come se stessi per andar via senza neanche fare le valigie, e che meravigliosa liberazione sarebbe, per una volta, andarsene senza portarsi via niente, esporsi al freddo e al caso a mani vuote); ti sussurrerebbe all'orecchio che gli dispiace (il sussulto del materasso registrerebbe la sua vicinanza) e tu gli mentiresti dicendo che lo sai perché sta così, ma non ne ha motivo. Lui ti accarezzerebbe i capelli e ti tirerebbe a sé e ti vorrebbe, sarebbe quello il momento in cui sentirebbe maggiormente la mia presenza tra di voi e solo per questo tu lo lasceresti continuare e penseresti un po' a me nel sopportare il suo desiderio disperato di recupero e te la prenderesti con il tuo corpo, penseresti che non ne puoi più dei suoi affittuari, che non ne puoi più di rispondere dell'uso che ne hai fatto, che non nei puoi più del piacere, che non sai più nemmeno se lo provi ancora, che troppe cose lo precedono e lo ipotecano, che non vedi l'ora di diventare vecchia e finalmente trascurata dal desiderio degli uomini che dicevano di amarti mentre nascondevano i ferri.

Ti difenderesti così, ti salveresti così. Con questa pace miserabile. La pace in cui niente di quello che hai intorno ti piace veramente, ma almeno niente ti fa male. Dove sta scritto, in fondo, che bisogna vivere? Te la caverai come me, ci arrangeremo così, riducendo tutti i giorni a uno solo. Sempre uguale, ogni giorno. Senza aspettarci nulla da nessuno, senza dovere nulla a nessuno. Lasceremo che la vita si consumi da sola. Smetteremo di spenderla. Le impediremo di uscire per portarci guai a casa, come bravi genitori di una volta. La prigione può essere un sollievo, cosa credi.

Ma non basterà. Non si accontenteranno delle prescrizioni e dell'ora d'aria. Vorranno sapere di più. Prendersi ogni giorno, passato compreso. Arrivare in ogni angolo. Ristrutturare ogni posto in cui sei stata con me. Questo, almeno, non lasciarglielo fare. Tieniti le tue macerie. Tieniti il rimorso dello spreco, almeno quello. Che si prendano il resto. Che non sappiano.

O non farai nulla di tutto questo. Non avrai figli, né una casa veramente tua, né un marito che non ti perdona di essere stata un'altra, prima che t'incontrasse. Ti consegnerai al futuro semplice, che dispensa qualcosa per tutti. Timbrerai il cartellino, prenderai gli uomini che ti capiteranno (con qualcuno ti sembrerà che c'era mancato davvero poco per mettere insieme qualcosa d'importante), penserai che la felicità non vale la pena che costa. Smetterai di cercarla nei posti sbagliati. L'aspetterai facendo la distratta, mentre il tempo si prenderà il corpo un anno dopo l'altro.

Oppure ti volterai dalla parte giusta, ricorderai com'eri, che cos'hai perso e non vuoi più fingere che non ti manca. Ti alzerai in piedi e per una volta, senza l'aiuto di nessuno, farai qualcosa.

 

 

- Diego de Silva-

liberamente tratto da: *Verranno a chiederti del nostro amore*

(Fabrizio de Andrè)

March 18

Il Grande Sonno

 
*Incubo di una sera di primavera*
 
Non riesco a ricordarmi quando sia iniziato tutto.
E' come se tutto dietro di me fosse offuscato e confuso.
Eppure sento una vocina flebile che mi martella. Quando è successo?
Quando abbiamo cominciato a smettere di opporci all'anestetico che da sempre hanno tentato di somministrarci?
Quando abbiamo abbassato la guardia?
Non riesco a ricordare.
C'è come un blocco nella mia mente, che annaspa tra confezionatori di verità ed intrattenitori dal ben più importante ruolo.
Ci intrattengono, ci distraggono, ci blandiscono, e mentre ci accontentiamo della sempre più smilza carota, cominciamo a non sentire nemmeno più il bastone.
 
Dev'essere un materiale di nuova generazione quello con cui ci hanno rivestiti, dacché ci isola perfettamente da ogni percezione della realtà, costruendoci al contempo un avvincente videogame del quale ciascuno di noi è protagonista incontrastato.
Come si guadagnino i punti per avanzare di livello, non ci è dato di saperlo, ma del resto è un'informazione superflua, l'importante è giocare.
Menomale che c'è chi ci protegge dalla fiumana di notizie che potrebbe ogni giorno investirci e travolgerci confondendoci le idee.
Menomale che tutto viene prima vagliato, rimaneggiato e uniformato, altrimenti sai che caos se ognuno potesse accedere alle informazioni per conto proprio e magari sviluppare un'idea autonoma?
 
No no, ora ricordo.
 
Non abbiamo abbiamo abbassato la guardia, non ci hanno vinti...
Ci siamo consegnati spontaneamente, perchè solo così la nostra sicurezza sarà garantita.
E poco male se tornano nelle piazze scenari e attori che ci avrebbero fatto rabbrividire solo che qualche anno fa.
Anzi, menomale che ora abbiamo capito che è tutto normale, ma soprattutto che ora è tutto sotto controllo.
 
E mentre tutto si fa inspiegabilmente più chiaro in me, quella vocina che sentivo va spegnendosi, lasciandomi in bocca solo l'opaca sensazione di un conto che non torna.
Ma...un attimo, sta per cominciare "Chi vuol essere milionario"...tiro un respiro di sollievo e sorrido.
 
Non è successo niente.
 Morgana
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March 08

Roma, primo amore

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Piedi (davvero un elogio a loro), autobus, metro. E sole. Tantissimo sole. Tiepido, che ti accarezza leggero mentre passeggi. Passeggi e senti. Sei lontana e vicina, le coordinate spazio temporali che conosci da quando hai percezione del mondo, per un istante, sembrano disobbedire alle leggi fisiche...ma ogni tanto fa bene. Respiri a pieni polmoni un'aria che sa di casa e di nostalgia di casa contemporaneamente.
E ridere, ridere un sacco, ridere a piena voce, ridere davvero. Capita raramente di ridere davvero. Spesso ridiamo in automatico anche se non ce ne rendiamo conto, ma quando ridi davvero invece te ne accorgi. Perchè quando ridi davvero sei felice.
Sei felice anche se sei a 500 Km da quella che chiami casa.
Sei felice anche se sai che lo sarai solo per qualche tempo.
Sei felice proprio perchè sai che lo sarai solo per qualche tempo.
Qualcuno di molto speciale oggi mi ha detto che è andata a vivere lontano, per sentire la mancanza di casa.

L'ho trovata un'affermazione illuminante.

Alcuni di noi hanno bisogno di allontanarsi da qualcosa per viverla davvero. E' così dolce la nostalgia quando la perdita non è definitiva. Alcuni di noi hanno un disperato bisogno di stimoli. Anche negativi o tristi, se è il caso.
Trattengo il respiro. Chiudo gli occhi e ascolto.

La risposta è: uscire dalle gabbie mentali, di qualsiasi genere siano, e magari fare un giro di campo in più rispetto a quelli che credevi di riuscire a fare anche se per questo devi sputare un polmone quando ti fermi. O magari partire.

La risposta è anche: condivisione.
Selezionata ovviamente.

Lascio un passo di Soldati che ho già citato in questo blog, ma che oggi mi è tornato prepotentemente alla mente.

 "[...] Il primo viaggio, la prima sera che il novo peregrin è in cammino, nasce la nostalgia, per sempre. Ed è il desidero di tornare non soltanto in patria, ma dappertutto: dove si è stati e dove non si è stati. Due grandi direzioni si alternano, verso casa, verso fuori. L'ora volge il desio. Ma è ormai un desio. Un avvertirsi comunque, e sempre, lontani.
Perciò, violento amore della patria e, spesso e dolorosamente, violento amore dell'estero. In fondo, è un solo amore: una nostalgica sintesi di opposti. E la via, la casa dove si nacque e crebbe, i luoghi pericolosi e fatati della nostra fanciullezza, càpita, passandoci, di restarne così commossi proprio perchè torniamo da lontano; non torniamo, cioè, non possiamo: abbiamo in noi la lontananza, e da questa li guardiamo e desideriamo.

Non capisce, forse non ama il proprio paese chi non l'ha abbandonato almeno una volta, e credendo fosse per sempre

."
March 05

Perchè ti amo...

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Ma se ghe pensu...

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February 25

Riscoperte...

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Non è tempo per noi...
 
 Ci han concesso solo una vita:
soddisfatti o no qua non rimborsano mai
e calendari a chiederci se
stiamo prendendo abbastanza
se per ogni sbaglio avessi mille lire
che vecchiaia che passerei.

Strade troppo strette e diritte
per chi vuol cambiar rotta oppure sdraiarsi un pò
che andare va bene, però a volte serve un motivo un motivo
certi giorni ci chiediamo:"è tutto qui?"
E la risposta è sempre sì!

Non è tempo per noi
che non ci svegliamo mai
abbiam sogni però troppo grandi e belli, sai.
belli o brutti abbiam facce
che però non cambian mai
non è tempo per noi e forse non lo sarà mai.

Se un bel giorno passi di qua
lasciati amare poi scordati svelta di me
che quel tempo è già buono per amare
qualchedun'altro qualche altro
dicono che noi ci stiamo buttando via
ma siam bravi a raccoglierci.

Non è tempo per noi
che non ci adeguiamo mai
fuorimoda, fuoriposto
insomma sempre fuori, dai
abbiam donne pazienti rassegnate ai nostri guai
non è tempo per noi
e forse non lo sarà mai.

Non è tempo per noi
che non vestiamo come voi
non ridiamo, non piangiamo, non amiamo come voi
forse ingenui o testardi
poco furbi, casomai
non è tempo per noi
e forse non lo sarà mai.

Non è tempo per noi
che non ci svegliamo mai
abbiam sogni però
troppo grandi e belli, sai
belli o brutti abbiam facce
che però non cambian mai
non è tempo per noi
e forse non lo sarà mai.
 
 
*Liga*                 
February 09

Domande innocue...

 

- A cosa pensi?
- Niente...
- Non è possibile non pensare a niente, dai...cosa pensi?

[Vuoi davvero saperlo?]

Penso che abbiamo veramente troppo poco tempo.

Penso che vorrei saper parlare tutte le lingue.

Penso che vorrei fare un corso di recitazione e perfezionare il canto.

Penso che vorrei avere il tempo per leggere tutto ciò che ha qualcosa da insegnare, di vedere i film migliori e di ascoltare la musica più bella.

Penso che vorrei saper fare fotografie migliori e che vorrei tappezzarci tutte le pareti.

Penso che mi piacerebbe poter assaggiare le cucine di tutti i popoli esistenti sulla Terra.

Penso che sarei voluta tornare a trovare i miei prof del liceo, ma che non ho mai trovato il tempo per farlo.

Penso che non ho trovato nemmeno un cazzo di pomeriggio per andare a trovare Anto al suo negozio a Santa.

Penso che Anto, nel frattempo, è morto.

Penso che vorrei partire senza una meta prefissata e fermarmi solo quando raggiungerò l'orizzonte.

Penso che questo non sia il migliore dei mondi possibili.

Penso che non vorrei mai rinascere.

Penso pochissime persone capiscano davvero quello che mi passa per la testa.

Penso che, anche meno, prendano sul serio quello che dico.

Penso che sia stato stupendo conoscere alcune persone e terribile perderne altre.

Penso che sia troppo tardi per cominciare certe cose, ma che le comincerò comunque.

Penso che la salsa di soya sia un'invenzione strepitosa e che dovrebbe essere per legge in tutte le case.

Penso che se non c'è competizione non sono stimolata a fare le cose.

Penso che morirò soffocata.

Penso che se non avessi conosciuto alcune persone cardine della mia vita, ora non sarei come sono.

Penso di aver sbagliato un sacco di cose.

La notte, prima di addormentarmi, penso sempre che l'indomani accadrà qualcosa di straordinario...

Penso che l'amore sia qualcosa di cui ancora nessuno ha capito un cazzo.

Penso che dovrei passeggiare più spesso all'aria aperta.

Penso che la musica sia davvero la risposta...una volta capita la domanda.

Penso che continuerò ad andare al campo e a correre, perché mi aiuta a non pensare.

Penso che l'amicizia, quando c'è, sia una delle pochissime cose per cui valga la pena alzarsi alla mattina.

Penso che non voglio morire vecchia e incosciente.

Penso che anche il vino, a volte, sia la risposta.

Penso che alla fine non la voglio scoprire per davvero questa cazzo di risposta.

Penso che ho paura di restare da sola perché tutti questi pensieri potrebbero assalirmi e demolire, definitivamente, quel poco equilibrio che m'è rimasto.


- No, davvero, non pensavo a niente...

 

February 06

Disconnessa in bilico

"Spesso mi piace fantasticare sul fatto di vivere in un posto tranquillo in campagna o al mare, ma la verità è che io sono cresciuto in città, e la città mi piace. Andare in centro e passeggiare guardando le vetrine, anche se poi non compro niente, mi fa sentire bene. Entrare in una libreria, fermarmi in un bar e sfogliare i libri appena comprati, leggere la copertina di un CD mentre sorseggio un the. Questo sarà uno dei miei progetti per il futuro: capire dove voglio vivere. Perché i posti e le città sono diversi anche in base all'età e alle fasi della propria vita. Per questo chi abita sempre nella stessa città rischia di non cambiare mai".
 
 
- Il giorno in più -
Fabio Volo
February 05

Extraterrestre

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C'era un tipo che viveva in un abbaino
per avere il cielo sempre vicino
voleva passare sulla vita come un aeroplano
perché a lui non importava niente
di quello che faceva la gente
solo una cosa per lui era importante
e si esercitava continuamente
per sviluppare quel talento latente
che è nascosto tra le pieghe della mente
e la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle
dalla finestra nel tetto con un messaggio
voleva prendere contatto, diceva:

"Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a cercare
voglio un pianeta su cui ricominciare

Una notte il suo messaggio fu ricevuto
ed in un istante é stato trasportato
senza dolore su un pianeta sconosciuto
il cielo un po' più viola del normale
un po' più caldo il sole, ma nell'aria un buon sapore
terra da esplorare, e dopo la terra il mare
un pianeta intero con cui giocare
e lentamente la consapevolezza
mista ad una dolce sicurezza
"l'universo é la mia fortezza!"

"Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a pigliare
voglio un pianeta su cui ricominciare!"

Ma dopo un po' di tempo la sua sicurezza
comincia a dare segni di incertezza
si sente crescere dentro l'amarezza
perché adesso che il suo scopo é stato realizzato
si sente ancora vuoto
si accorge che in lui niente é cambiato
che le sue paure non se ne sono andate
anzi che semmai sono aumentate
dalla solitudine amplificate
e adesso passa la vita a cercare
ancora di comunicare
con qualcuno che lo possa far tornare, dice:

"Extraterrestre portami via
voglio tornare indietro a casa mia
extraterrestre vienimi a cercare
voglio tornare per ricominciare!
Extraterrestre portami via
voglio tornare indietro a casa mia
extraterrestre non mi abbandonare
voglio tornare per ricominciare!"
 
 
                               *Eugenio Finardi*
February 04

Una mattinata alternativa...

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...Grazie Lova...
January 13

Quando sembra che tutto si affievolisca...

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Canzone del Maggio
=Fabrizio de Andrè=

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede
massacrare sul marciapiede
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
December 17

Molto illuminante, dal blog di Sara

 

 "Il mandolino del Capitano Corelli"

"Quando si accende l'amore è una pazzia temporanea. L'amore scoppia come un terremoto e in seguito si placa. E quando si è placato bisogna prendere una decisione. Bisogna riuscire a capire se le nostre radici sono così inestricabilmente intrecciate che è inconcepibile il solo pensiero di separarle perchè questo è...l'amore. E' questo. L'amore non è turbamento, non è eccitazione, non è il desiderio di accoppiarsi ogni istante della giornata. Non è restare sveglia la notte immaginando che lui sia lì a baciare ogni parte del tuo corpo. No, non arrossire. Ti sto dicendo delle verità. Questo è semplicemente essere innamorati e chiunque può facilmente convincersi di esserlo. L'amore invece è quello che resta del fuoco, quando l'innamoramento si è consumato. Non sembra molto eccitante, vero? Ma lo è."

December 13

Notizie dal Partito

IL MOSTRO UNICO
di Stefano Benni

Cari studenti facinorosi, sono la vostra amata ministra Gelmini.
Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana.
Da dove inizia l'istruzione? Dall'asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere.
E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.
Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico.
Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro.
Secondo il Dmu (decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all'immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell'ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil.
Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena.
Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno.
Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato.
Abolito Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei balocchi.
Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato presidente del consiglio.
Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica.
Proibito il brutto anatroccolo. Se uno è brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà. Inoltre Andersen era gay.
Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso.
Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e assomigliano tutte a me. Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera. Ma la vostra Ministra Unica.
 
August 02

Qualche piccola emozione

 
 
"Ho sempre dato molto poco peso alla virtù
e non ho mai capito bene perché si debba trovare tanta colpa nell'errore.
Anche perché non sono ancora riuscito a capire, dopo cinquanta anni di vita,
cosa sia esattamente la virtù e a cosa corrisponda l'errore.
Direi che non ho nessuna verità assoluta
e mi trovo quindi nell'impossibilità di conseguire
a me stesso e a voi qualsiasi tipo di certezza.
L'unica cosa che spero di potervi dare è qualche piccola emozione"
 
 
 
(Fabrizio De André, Teatro Brancaccio, 1997)
 
 
July 27

Inusitata positività...

L'ora più buia della notte
è quella che precede l'alba.
July 22

Tributo abusivo (dall'uni) a Bob Dylan...

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"...Go to him now, he calls you, you can't refuse
When you got nothing, you got nothing to lose
You're invisible now, you got no secrets to conceal.
How does it feel
How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?"
 
Bob Dylan - Like a Rolling Stone  [Highway 61 Revisited, 1965]
July 09

Merendina docet

Se resto sul lido,

Se sciolgo le vele,

Infido, crudele 

mi sento chiamar:

E intanto confuso

Nel dubbio funesto,

Non parto, non resto,

 

Ma provo il martire

Che avrei nel partire,

che avrei nel restar

 

 

Metastasio - "Didone abbandonata"

July 05

Ragionamenti...

Sono mesi che in questo blog non scrivo più qualcosa di personale.
Tempo fa, agli esordi, lo usavo un po' come diario virtuale, raccontando tutto quello che mi capitava.
Poi la mutazione.
Chissà perchè poi...
Via le foto, via i racconti, via il profilo, via tutto quello che potrebbe in qualche modo ricondurre a me.
Ed ecco apparire il magico mondo di Morgana. Inesistente creatura che vive in me, mio malgrado.
Eppure oggi, a distanza di forse un anno o anche più, sento la necessità di scrivere qualcosa.
In verità sono dell'idea che quando ti capita qualcosa, qualunque cosa, finchè non lo racconti a nessuno o non lo metti nero su bianco da qualche parte, è come se in realtà non fosse mai accaduto...
E' quindi una sorta di catarsi quella di scrivere. Prendi coscienza, fai un profondo resipiro, e ti rendi conto che da quel momento in poi è con un'altra realtà che dovrai fare i conti.
E della spirale d'impotenza nella quale precipiti è difficile rivedere la luce...
Tutto scompare dietro di te, davanti a te, sotto e sopra...
E non sempre ti soccorre la forza di rialzarti e rimetterti quantomeno in ginocchio.
Non sempre.
 
Che accade quando intorno a te le cose cambiano radicalmente, quando tutto prende una piega che tu non t'aspettavi prendesse così repentinamente?
Che accade quando l'unica spiegazione che il mondo trova per il tuo comportamento è l'immaturità?
Che accade quando tu hai il terrore che loro abbiano torto, e che tu sia così e basta, e che questa sia una condanna per sempre?
 
Accade che punti il ginocchio, alzi la testa e non soccombi.
 
Perchè altrimenti la tua amica B., pronta ad aspettarti dietro l'angolo al tuo primo cedimento, pasteggerebbe con le poche forze che ancora ti restano in corpo, lasciando di te un guscio svuotato, inerme...
 
Ma forse, è proprio quello che vuoi.
 
 
 
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi vedró compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andró zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

(Eugenio Montale, Ossi di Seppia)

 
 
 
 
June 15

Transamerika

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Sei partito alla grande con Alberto e con la moto
Siam venuti tutti quanti a salutarvi
Con un augurio, un abbraccio, una risata e una bottiglia
E le ragazze una lacrima ed un bacio

Nel bagaglio avevate due coperte e un po' di mate
Una chiave del 10 e fil di ferro
Una mappa, qualche libro, un paio di indirizzi
Hermanos, vayanse con Dios!

Nonstante le cadute e le rotture del motore
Avete attraversato il continente
E scroccato da mangiare e sofferto freddo e fame
E abbandonato la moto in rottami.

Hai parlato con gli indios rassegnati ed impassibili
Ai mineros dai polmoni avvelenati
Ai lebbrosi sepolti in ospedale giù all'inferno
E li hai portati nel ricordo con te

Addio, non perderti
Resta allegro come sei
Dalle piste di Temuco
Alle vette di Abancay
Tieni gli occhi sempre aperti
Custodisci l'ultima idea
Noi ci prepariamo a seguirti
TRANSAMERIKA

Ho sentito che da allora sei diventato grande
Comandante vittorioso e poi ministri
Che hai sfidato dittatori e per anni li hai beffati
E che adesso tutto il mondo ti conosce.

Ma a noi piace ripensare alla tua voglia di partire
Alla moto caricata all'impossibile
Agli scherzi di Alberto, alla sete di avventura
E' un bel modo per dire libertà

Addio, è il capolinea
So che non ritornerai
A Quebrada de lo Yuro
Ti aspettavano i macellai
Ti hanno mostrato ai giornalisti
Hanno detto "Eccolo, è lui"
Regna l'ombra su Valle Grande
TRANSAMERIKA

Addio, dormi tranquillo
Perché non finisce qui
L'avventura è ripartita
Resta intatta l'ultima idea
E da qualche parte del mondo
C'è qualcuno come te
Che prepara un nuovo viaggio
TRANSAMERIKA
 
 
 
 
 

http://it.youtube.com/watch?v=JEt-hDqY26c

June 11

LAUREATAAAAAAA!!!!

 

9 Giugno 2008

 

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E ora?

Per un giorno niente paranoie, mi godo per qualche tempo questo traguardo!

Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicino in questo periodo e, sebbene lei magari non se lo aspetti, ci metto dentro assolutamente anche TIZIANA, con i suoi messaggi qui sul blog mi è stata indirettamente, molto più vicino di quanto creda!

Un bacio a tutti!!

May 23

Angosce....

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Presto o tardi,
nella vita di ogni uomo,
viene un giorno in cui
nulla è facile...

April 09

Questo, anche questo è l'Islam...

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"[...] L'islam, l'islam...la sua realtà ci resta ignota, le sue potenzialità ci sfuggono, travolte da brutali cronache quotidiane, annichilite dalla continua perentoria richiesta di schierarci, di accettare tutto o rifiutare tutto; e io, per spiegarmi, tento un'altra via, un ricordo, un'impressione lontana e indelebile, che altri vorrei condividessero. Tanti anni fa, una notte, d'estate, in Casablanca; una notte calma, calda, senza albore di luna, senza scintillio di stelle; la città come spossata, indifesa, oppressa dalla calura e dal buio; non un suono, non un sospiro di venti, un'eco di musiche, un vibrar di motori; e a un tratto, inattesa dall'incredulo occidentale incantato alla terrazza dell'albergo, una voce lenta, tremula, salmodiante, un'invocazione accorata e quasi triste, il mu'ezzin. La sua trepida preghiera animava il cielo, rivelava all'immaginazione il Dio invisibile, il Dio della <<sura del culto sincero>> (Cor. CXII), l'Unico, l'Assoluto, cui nessuno è uguale; e la città inerte, abbandonata nella stanchezza e nel sonno, era come simbolo dell'abbandono fiducioso al Dio misericordioso e compassionevole, da cui nulla la separava fra terra e cielo, a cui la dolente voce del mu'ezzin la avvicinava. Questo, anche questo è islam, e non sentirlo così, condanna a non capirlo."

 

tratto da "Laicità, un valore difficile da esportare", contributo di Sergio La China al volume "Il dialogo delle Leggi", ricerche Marsilio, 2006 a cura di Ida Zilio-Grandi.

March 28

Inquietudine...

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Si sta
come d'autunno
sugli alberi
le foglie
 
 
- G. Ungaretti -
February 22

Grazie FABER...

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Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà

se c'è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.

È cominciata un'ora prima
e un'ora dopo era già finita
ho visto gente venire sola
e poi insieme verso l'uscita

non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci sono stare.

Fuori dell'aula sulla strada
ma in mezzo al fuori anche fuori di là
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignità

tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che è primavera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera
e poi lo scanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera.

Tante le grinte, le ghigne, i musi,
poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dirà di me alla gente
quel che dirà ve lo dico io
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio.

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.

C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiamo deciso di imprigionarli
durante l'ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
 
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cosa legge Morgana?